LE STRADE DEL DYBBUK

cinema, teatro, danza, musica, incontri

PRESENTAZIONE

In questi ultimi anni nell’Europa centro-orientale, ma soprattutto in Polonia, si è risvegliato l’interesse culturale e storico verso il processo di ricerca di identità al fine di indagare il ruolo della grande popolazione ebraica dell’est Europa che, dopo la II guerra Mondiale e quarant’anni di regime sovietico, è stata quasi totalmente sradicata e spazzata via.

La ricostruzione della millenaria presenza ebraica in Polonia costituisce il punto di partenza fondamentale per una riflessione sul passato e sull’identità nazionale attuale. È la cultura, attraverso le diverse espressioni e manifestazioni, a esprimere il recupero della coscienza multinazionale, elemento essenziale per la formazione di una vera identità europea.

Al termine delle celebrazioni del 220° Anniversario della Costituzione polacca del 1791- la prima costituzione scritta europea – e chiuso l’anno di Presidenza del Consiglio d’Europa affidata alla Polonia per il 2011, l’Istituto di Studi Storici Gaetano Salvemini promuove a Torino una singolare iniziativa volta a ricostruire il clima storico e culturale dei paesi dell’Europa centro orientale a contatto con la cultura e la tradizione ebraica attraverso le vicende di un’opera lirico-teatrale, il Dybbuk di Sholem An-Ski (1863-1920), capolavoro della letteratura teatrale ebraica del Novecento scritto negli anni 1911-1920 in yiddish e in ebraico, e successivamente tradotto in numerose lingue.

Il racconto dei diversi Dybbuk, dalla Russia, dove nasce il dramma dell’etnologo An-ski, attraversa la Polonia, si sposta in Europa Centrale e arriva in Italia, toccando anche la città di di Torino (1929, 1982); espresso attraverso i racconti popolari, il teatro e il cinema, questa pièce chiamata anche “Tra due mondi”, riflette un ampio quadro dell’esistenza europea degli ultimi 200 anni, il cui narrativo costituisce tutt’oggi uno spazio di suggestione e riflessione.

 

Il Dybbuk di Sholem An-Ski ha avuto una storia complessa. Scritto originariamente in russo nel 1914 e destinato al Teatro d’Arte di Mosca, nel 1917 il dramma fu tradotto in ebraico dal poeta ucraino Chaim Nachman Bialik (1873-1934) e pubblicato l’anno dopo sul periodico ebraico HaTequfah. Ma quando An-Ski, esule dalla Russia, non ebbe modo di recuperare il suo dattiloscritto, dovette pubblicare il Dybbuk dalla sua versione yiddish, rivista sulla traduzione ebraica di Bialik (da An-Ski considerata più ispirata del suo stesso originale), mentre della versione russa si perdeva ogni traccia. Alla traduzione tedesca del testo yiddish fanno seguito negli anni ’20 e ’30 traduzioni in numerose lingue europee – compreso l’italiano – mentre le rappresentazioni della compagnia di teatro ebraico moscovita Habimah, nell’allestimento di Evgenij Vakhtangov (collaboratore di Konstantin Stanislavskij), consacrano la fortuna internazionale del dramma e rendono la versione ebraica di Bialik testo “ufficiale” del Dybbuk eseguito dal teatro Habimah che, dal 1928, si trasferisce definitivamente in Palestina e diventerà successivamente il Teatro nazionale di Israele. In Europa e specialmente in Polonia, intanto, le rappresentazioni del testo yiddish si susseguono nell’allestimento tradizionale della Compagnia del teatro yiddish di Vilna, parallelo a quello Habimah, ma completamente diverso nell’approccio visivo e stilistico. Il ritrovamento dell’originale russo del Dybbuk, avvenuto pochi anni fa nell’archivio della Biblioteca Statale del Teatro di S. Pietroburgo, permette oggi di conoscere in profondità la genesi e le trasformazioni della pièce decisamente eccezionale. Le tre diverse versioni del testo costituiscono tuttavia, altrettanti “originali” contestualizzati in culture, geografie e lingue diverse, espressioni di un ambiente che dopo il 1939 sarebbe stato spazzato via dalla guerra e dalla Shoah. Ma il “Dybbuk” non si arrestò e grazie alle continue realizzazione sceniche sia del Teatro Habimah sia nel mondo (Torino 1982- Lodovico Rocca, Polonia, Wajda), continua a suscitare l’interesse del pubblico e degli studiosi.

È con la presentazione della nuova traduzione del Dybbuk, promossa dal Centro di Studi Ebraici dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” (e curata da Giancarlo Lacerenza, Aurora Egidio e Raffaele Esposito), che propone un’edizione comparativa dei “tre originali”, con testo a fronte in ebraico, russo e yiddish, che inauguriamo il nostro programma. 

Per la ricostruzione delle vicende teatrali abbiamo previsto una rassegna in cui presenteremo una selezione di riprese teatrali a partire dagli anni ‘60; inoltre - all’interno di una seconda rassegna dedicata al tema del Dybbuk nella cinematografia - proietteremo la versione filmica del regista polacco Michal Waszynski del 1937, Der Dybuk, la famosa versione del capolavoro di An-Ski che ha fatto scuola a tutte quelle successive. Film con sottotitoli in italiano da presentare in collaborazione con il Goethe Institut di Torino. A questo capolavoro sarà affiancata una selezione di pellicole in cui il tema originale del Dybbuk o di altri Dybbuk presenterà diversi schemi culturali dell’esistenza tra due mondi.

Anche la parte lirica, con particolare attenzione alla rappresentazione di Ludovico Rocca al Teatro Regio di Torino, sarà messa in luce da Gilberto Bosco e Giorgio Pugliaro nell’incontro letterario-musicale. La parte più simbolica, antropologica, mistica sarà invece indagata da J.H. Chajes, autore del volume, Posseduti ed esorcisti nel mondo ebraico, Bollati Boringhieri, 2010, mentre il risvolto religioso sarà illustrato dal Rabbino Boaz Pash di Cracovia.                                   In ultimo vorremmo coronare e concludere la manifestazione con l’affascinante spettacolo di danza contemporanea Ov – Dybbuk della compagnia israeliana di Renana Raz.

 PROGRAMMA